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Archivio per la categoria ‘ambiente e territorio’

Melito, il sindaco Carpentieri (Centrosinistra) vara la sua prima giunta. Sette gli assessori, tra cui due donne

Il neosindaco Venanzio Carpentieri, espressione del Centrosinistra cittadino, poche ore fa ha varato la sua prima giunta. L’esecutivo è composto da 7 assessori, tra cui due donne. A Teresa Brunaccini, tecnico esterno, ruoli di responsabilità su attività produttive, trasparenza, legalità e pari opportunità. A Marina Mastropasqua (in quota Pd) deleghe per finanziamenti sovracomunali, politiche giovanili, comunicazione istituzionale e marketing territoriale. Ad Agostino Pentoriero (segretario cittadino Pd) sono invece toccati politiche sociali, sport, spettacoli ed eventi. A Nicolangelo Pezone (Pd) gli ambiti viabilità, lavori pubblici, trasporti, servizi comunali e patrimonio. A Gennaro Boggia (segretario cittadino Idv) i comparti ambiente ed energia, innovazione tecnologica, sicurezza, gare e contratti e protezione civile. A Gino Gabbano (segretario Udc) ruolo di vicesindaco e delega al bilancio. Per Francesco Ferraro (lista civica Carpentieri per Melito) responsabilità nei settori pubblica istruzione, cultura, edilizia scolastica e tutela del territorio. Infine, l’urbanistica e le funzioni connesse alle partecipazioni societarie detenute dal Comune di Melito sono state mantenute dal sindaco Carpentieri. Luigi Gallucci

Marano, nominati i 7 assessori della prima giunta Cavallo

Varata, poche ore fa, dal neosindaco Mario Cavallo, la prima giunta comunale, composta da 7 assessori, tra cui due donne. Ad Emma Buondonno, 50 anni, architetto e docente universitario alla Federico II, responsabilità nei settori urbanistica, lavori pubblici, edilizia. A Claudia De Magistris, 38 anni, avvocato, sono invece toccate le politiche sociali. A Gaetano Bonelli, 39 anni, giornalista, gli ambiti cultura, sport e informagiovani. Ad Oreste Granata, 37 anni, dottore commercialista, deleghe al bilancio e alle attività produttive. A Crescenzo Coppola, 34 anni, ingegnere, i comparti viabilità, trasporti e polizia municipale. A Carlo Astarita, 51 anni, consulente del lavoro, sono state affidate macchina comunale ed educazione alla legalità. Infine, a Francesco Migliaccio, 58 anni, dirigente del comparto Sanità all’università napoletana Federico II, deleghe per ambiente, raccolta differenziata, nettezza urbana, cimitero e periferie.

Discarica di Chiaiano. Scatta l’inchiesta della Procura. E il sindaco di Marano afferma: “Avevamo ragione a protestare 3 anni fa…”

COMUNICATO STAMPA

«È amaro doversi ritrovare a dire “avevamo ragione”. I nostri assessori-tecnici di fiducia, i professori Giovan Battista de’ Medici e Franco Ortolani, lo evidenziarono sin dai primi sopralluoghi che l’allestimento della discarica si stava facendo con gravi carenze tecniche e che ciò sarebbe stato il preludio ad un disastro ambientale. Se gli elementi acquisiti dalla Procura troveranno riscontri, i fatti ora ci danno, tardivamente, ragione. Il tempo è galantuomo, ma talvolta lo è troppo tardi. Così come, è bene evidenziarlo, questa inchiesta sbugiarda i tanti pseudo-paladini della legalità che nei giorni della protesta sostenevano che questa fosse alimentata dai clan: come si vede, i clan avevano interesse a realizzarla, la discarica; non a contrastarla». Lo afferma il sindaco di Marano Salvatore Perrotta, in relazione ai clamorosi sviluppi dell’inchiesta giudiziaria condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia sulla discarica di Chiaiano e che ieri ha portato all’emissione di dieci avvisi di garanzia firmati dal Procuratore Giovandomenico Lepore, e dai sostituti Antonello Ardituro e Marco Del Gaudio. Secondo l’accusa i clan Mallardo e Zagaria avrebbero condizionato la gestione degli appalti, in particolare quello per la fornitura di argilla; tra gli indagati vi sarebbero dirigenti della società che gestisce l’impianto. (COMUNE DI MARANO DI NAPOLI)

PER VISUALIZZARE IL DOSSIER DELL’EX ASSESSORE ORTOLANI SULLA DISCARICA DI CHIAIANO, CLICCA SUL SEGUENTE LINK

http://www.periferia1.net/Article.aspx?id=2390

Napoli-Provincia / Speciale Smaltimento-rifiuti: dalla chiusura della discarica Taverna del Re alle nuove direttive emanate dal Governo Berlusconi. E, in anteprima per il web, l’intervista al sindaco di Giugliano Giovanni Pianese (Pdl)

LA SCHEDA

Dal 28 ottobre al 12 novembre scorso Taverna del Re, frazione di Giugliano al confine con il Basso Casertano, è ritornata ad essere, dopo quasi due anni di stop legislativo, il “materasso” su cui appoggiare l’immondizia napoletana. A deciderlo, sulla base di una situazione definita emergenziale, un tavolo istituzionale-governativo a cui ha partecipato, tra gli altri, il presidente della Provincia Luigi Cesaro, fedelissimo di Berlusconi e firmatario dell’ordinanza provinciale che il 27 ottobre 2010 ha decretato la necessità di utilizzare una piattaforma di emergenza del sito di stoccaggio delle ecoballe (chiuso nel 2008) al fine di depositare provvisoriamente 10mila tonnellate di immondizia provenienti direttamente dalle strade di Napoli e provincia e in attesa di essere conferite (si spera quanto prima) negli impianti Stir-ex Cdr di Giugliano-Qualiano, Tufino e Caivano. La decisione, naturalmente, ha provocato reazioni forti da parte di cittadini, comitati ambientalisti, politici locali e studenti. Durante i momenti di maggiore tensione, a Taverna del Re si sono registrati, purtroppo, numerosi tafferugli tra manifestanti e forze dell’ordine e il bilancio complessivo è stato di una dozzina di feriti non gravi su ambo i fronti. Ad ogni buon conto, va anche evidenziato che, in relazione a quest’ordinanza (grazie alla quale 1000 autocompattatori hanno scaricato sotto scorta) vari enti ed istituzioni pubbliche, competenti su questo territorio, in pochi giorni hanno già prodotto molteplici e significativi atti ufficiali. La Procura di Napoli ha subito aperto un’inchiesta ad hoc. Il Comune di Giugliano, dal canto suo, ha presentato un ricorso al Tar del Lazio contro l’ordinanza-Cesaro e, rispetto ad esso, è atteso il pronunciamento del massimo organo di giustizia amministrativa. Salvatore Onofaro, sindaco del Pdl eletto nel 2008 nel limitrofo comune di Qualiano, a sua volta ha scritto addirittura una lettera al Presidente del consiglio dei ministri Silvio Berlusconi. Nel testo della singolare missiva Onofaro ha invitato il Premier a venire quanto prima nelle nostre zone, affinché si possa rendere conto personalmente di cosa può significare l’apertura di un nuovo sito di stoccaggio della spazzatura in un comprensorio già ampiamente devastato dal cancro-rifiuti. Infine, tra gli enti e le istituzioni pubbliche competenti per questo territorio si è mossa anche l’Asl Napoli 2 Nord. L’azienda sanitaria locale all’inizio di questo mese ha infatti svolto un sopralluogo tecnico, evidenziando tutte le procedure da seguire affinché questo deposito provvisorio di rifiuti, limitato a 10mila tonnellate su un’area massima di 5mila mq, non crei ulteriori danni alla salute dei cittadini. Lu.Ga.

STORIA RECENTE / 1 – NAPOLI NORD OVEST, UN COMPRENSORIO FORTEMENTE PENALIZZATO DA 15 ANNI DI EMERGENZA-RIFIUTI

La Schiavi (Giugliano), Masseria del Pozzo 1 (Giugliano), Masseria del Pozzo 2 (Giugliano), Resit 1 (Giugliano), Resit 2 (Giugliano), ‘Tre Ponti-Fibe’ (Giugliano), Sette Cainati (Giugliano), Cava Riconta (Villaricca), Cava del Poligono (Napoli-Chiaiano) e Taverna del Re (Giugliano). Per ora siamo a 10, ma non si tratta di nuovi siti da inserire nei prossimi pacchetti turistici. Sono semplicemente le località dell’area Nord Ovest di Napoli sacrificate, in questi ultimi 15 anni, in nome della cosiddetta “emergenza-rifiuti”. Chi imponeva dall’alto (e ancora oggi continua ad imporre) certe particolari scelte in danno del territorio a Nord Ovest di Napoli? Beh, la risposta è semplice. Tra il 1995 e il 2007, a decretare lo sversamento di circa 10 milioni di tonnellate di immondizia (pari a 1/3 della produzione regionale) sono stati, di volta in volta, burocrati e professionisti che il Governo centrale (sia a guida Centrodestra che a maggioranza ulivista) ha nominato, nel corso dei vari mandati, al vertice del Commissariato per l’Emergenza. Nel 2008, invece, è cambiata la ‘musica’. Il premier Berlusconi, eletto per la quarta volta a capo del governo nel volgere di 14 anni (1994-2008), ha varato una legge il cui intento era (ed è) quello di trasformare la nostra Campania da “modello negativo” ad “eccellenza nazionale” nel settore dello smaltimento dei rifiuti. Tale programma prevedeva la chiusura entro il 2009 (ma solo in questi giorni se ne sta avviando la ‘dismissione’ definitiva) della struttura denominata “Commissariato per l’Emergenza”, il raggiungimento del 35% di raccolta differenziata, l’affidamento ai 5 enti provinciali dei compiti svolti dal Commissariato in questi penosissmi 15 anni, l’attivazione in tempi rapidi di 4 termovalorizzatori e, in via provvisoria, l’apertura di 10 discariche al fine di uscire dalla lunga e delicata fase di transizione tra il ciclo primordiale (precedente al 2002 e basato sullo sversamento del cosiddetto riifiuto “tal quale”) e quello (si spera) avanguardistico in termini di smaltimento dell’immondizia e tutela dell’ambiente. Inoltre, entrando maggiormente nello specifico per quel che concerne Napoli e provincia, va detto che in tale territorio erano state previste due discariche a Terzigno (Cava Sari e Cava Vitiello) e una a Chiaiano. Ad oggi, quando sono trascorsi circa 30 mesi dal momento della piena emergenza, è attivo un solo termovalorizzatore su quattro (inaugurato ad Acerra nel marzo 2009), mentre per gli altri tre (Napoli, Salerno e Caserta) nulla di concreto è stato fatto, tranne il contestato avvio della gara d’appalto per quello di Salerno. Inoltre, delle tre discariche previste in provincia di Napoli ne sono attive due (Chiaiano e Sari, alias Terzigno 1), mentre Terzigno 2, a seguito delle recenti proteste della popolazione locale, sta per essere cancellata definitivamente con una “leggina” ad hoc insieme a quelle di Andretta (nell’Avellinese) e Serre-Valle della Masseria (nel Salernitano). Nel contempo, la raccolta differenziata è ferma su percentuali medie nettamente inferiori al 20% e gli enti provinciali, con grande fatica e solo nelle ultime settimane, hanno iniziato ad avere un’autonomia decisionale rispetto a quanto va fatto nel pratico per scongiurare il ripetersi della “monnezzopoli” del gennaio 2008. Tra l’altro, proprio in considerazione di questo nuovo stato di crisi, il 18 novembre scorso il Governo Berlusconi ha deciso, attraverso un apposito Decreto, che le stesse Province fino al 31 dicembre 2011 potranno avvalersi, nella gestione del ciclo rifiuti, della piena collaborazione degli enti comunali, mentre all’ente Regione Campania il Premier ha affidato poteri finalizzati a velocizzare le procedure riguardanti la realizzazione dei termovalorizzatori. Tra l’altro, proprio a causa del mancato completamento del ciclo integrato dei rifiuti, è bastato che si verificassero più problemi in contemporanea per ritrovare, tra le strade di Napoli e provincia, enormi cumuli di rifiuti agli angoli delle strade. Negli ultimi due mesi, infatti, due situazioni tecniche, diverse tra loro ma entrambe ‘figlie’ del nuovo sistema di smaltimento deciso nel 2008 da Berlusconi, aggiunte al recente sovraccarico di rifiuti giacenti presso gli impianti Stir di Giugliano, Caivano e Tufino, hanno influito negativamente sulla raccolta giornaliera della spazzatura, che tra Napoli e provincia si aggira intorno alle 3mila tonnellate. Nello specifico, va detto che, a cavallo tra settembre e ottobre, un primo rallentamento si è avuto ad Acerra, nel cui impianto viene bruciata parte della nostra immondizia quotidiana. Delle tre linee, infatti, solo una, tranne 24 ore di stop, ha funzionato regolarmente, mentre le altre due sono rimaste ferme a lungo per lavori di manutenzione e, di queste ultime, ad oggi una è ancora oggetto di interventi migliorativi. Altri problemi si sono invece verificati presso la Cava Sari di Terzigno, la cui attività è stata bloccata per molti giorni a seguito delle vibrate proteste delle popolazioni locali riguardanti l’ipotesi della discarica “Terzigno 2″. A questi rallentamenti si sono poi aggiunti alcuni, come già accennavamo in precedenza, alcuni stop tecnici presso i tre Stir della Provincia di Napoli, ormai stracolmi di immondizia. E così, dalla combinazione di questi elementi, è riemerso lo spettro dell’emergenza-rifiuti che, ancora una volta, in ambito politico e istituzionale ha visto il territorio di Giugliano quale “agnello sacrificale” nel nome di una “corresponsabilità nella risoluzione del problema smaltimento-rifiuti”. Il tutto, in barba ad una legge varata nel 2007 dal governo Prodi e finalizzata a scongiurare, per il futuro, qualsiasi ulteriore deposito di immondizia nei comuni di Giugliano, Qualiano e Villaricca. Una legge che, va ricordato, fu chiesta fortemente, in quel periodo, dalle tre amministrazioni locali anche in considerazione del fatto che, sempre in nome dell’emergenza rifiuti, a Giugliano-Taverna del Re tra il gennaio 2006 e primavera 2007 erano stati già depositati oltre 4 milioni di ecoballe, poi saliti a 6 allorquando, nel dicembre 2008, sono terminate definitivamente le attività di stoccaggio di quella che la magistratura inquirente, qualche anno fa, ha dichiarato essere “immondizia impacchettata”. Lu.Ga.

STORIA RECENTE / 2 – SCONTRI TRA FORZE DELL’ORDINE E CITTADINI NELLE PERIFERIE DI GIUGLIANO E VILLARICCA: UN ‘FILM’ GIA’ VISTO

Le immagini relative agli scontri di Taverna del Re tra forze dell’ordine e cittadini, che da oltre venti giorni stanno girando sul canale internet You Tube, non sono altro che un remake di quanto accaduto negli anni scorsi sia a Sette Cainati e Cava Riconta (per lo sversamento del Fos, frazione organica stabilizzata proveniente dalla preselezione secco-umido dell’immondizia negli impianti exCdr-oggi Stir) che a Taverna del Re (per quanto concerne il deposito delle ecoballe, la cosiddetta frazione secca impacchettata). Si tratta di siti che, dal 2004 ad oggi, sono stati sfruttati all’inverosimile (e in due diversi modi) pur di tenere pulite le strade della Campania. Presso questi tre sversatoi la popolazione locale e gli ambientalisti hanno fatto sentire ripetutamente la loro voce, cercando di scongiurarne invano l’apertura e ottenendo, quali magre consolazioni, una dichiarazione pubblica di Bertolaso, che nel 2007 ha assegnato al comprensorio giuglianese “lo scudetto dello sversamento rifiuti, ammesso che un titolo del genere si possa attribuire”, e una legge che, sempre nel 2007, ha decretato lo stop all’attivazione di nuove discariche per i comuni di Giugliano, Villaricca e Qualiano; legge, però, disattesa attraverso l’ordinanza di Taverna del Re, datata 27 ottobre 2010 e firmata dall’attuale organo decisionale in tema di smaltimento territoriale, e cioè la Provincia di Napoli.

STORIA RECENTE / 3 – APRILE 2008-FEBBRAIO 2009, IN 10 MESI SI CONCRETIZZA L’IPOTESI DI APRIRE LA CONTESTATISSIMA DISCARICA AL CONFINE TRA MARANO, MUGNANO E CHIAIANO

Soltanto 20 mesi fa abbiamo registrato l’apertura di Cava del Poligono, la nona della serie a Napoli Nord Ovest. Tale sversatoio dal febbraio 2009 sta assorbendo, ai sensi del decreto Berlusconi del 2008, le previste 700mila tonnellate di spazzatura. In verità, l’attivazione di Cava del Poligono, al confine tra la zona ospedaliera, la municipalità di Chiaiano e i comuni di Marano e Mugnano, tra la primavera e l’autunno 2008 creò non pochi momenti di autentica guerriglia urbana fra forze dell’ordine e popolazione locale, contraria alla sua apertura per un motivo ben preciso: la vicinanza e la centralità, in termini di distanze kilometriche, rispetto ad alcune strutture sanitarie di eccellenza (in zona Sud) e al cosiddetto ‘triangolo’ formato (sul fronte geografico Nord) dai comuni di Giugliano, Qualiano e Villaricca. Tre aree, queste, in cui, secondo fonti istituzionali, già nel 2003 esistevano (a parte alcune tra le 10 discariche autorizzate sovramenzionate) ben 40 sversatoi illegali: siti ancora oggi in attesa di essere bonificati. Lu.Ga.

FOCUS / GIUGLIANO, PARLA IL SINDACO GIOVANNI PIANESE: “STO TUTELANDO IL TERRITORIO”

Sindaco, i cittadini devono ancora avere fiducia nelle istituzioni?

Se immaginiamo l’istituzione come una propaggine, un’emanazione della volontà popolare, allora, prima di dare un giudizio, bisogna aspettare il completamento del ciclo amministrativo. E la fiducia non è un qualcosa che si può misurare a step, cosa che invece ama fare Berlusconi attraverso i sondaggi: strumenti, questi, sui quali incide molto l’emotività del momento, un fattore che cambia giorno per giorno. L’azione di un governo o di un’amministrazione, secondo me, si misura nel medio -lungo periodo. Insomma, è un po’ come l’effetto di una medicina amara”.

Perché, attraverso la riapertura di Taverna del Re, Giugliano, ancora una volta, ha dovuto pagare per le inefficienze di altri?

Purtroppo è un problema generale. Negli anni scorsi, quando ero consigliere regionale, dicevo che, se non si fossero costruiti gli impianti, il problema non sarebbe stato mai risolto. Nel 2008 ho fatto una campagna elettorale affermando che bisognava fare un impianto. In via ordinaria ci si impiega dai 12 ai 15 anni per smaltire gli 8 milioni di ecoballe che abbiamo su Giugliano: 6 a Taverna del re e 2 presso lo Stir della zona Asi tra Giugliano e Qualiano”.

Ma pare che il governatore Caldoro escluda la costruzione di un impianto di termovalorizzazione a Giugliano…

Dalle ultime notizie, non complete, loro dicono che bisogna fare due impianti, uno a Napoli e uno a Salerno, ma tutto ciò vale per il ciclo ordinario. Poi il Presidente del Consiglio si è convinto che per le ecoballe di Taverna del Re a Giugliano serve un impianto ad hoc”.

Dalle notizie che circolano in questi giorni sembra però che la Campania potrebbe fare a meno dell’impianto di termovalorizzazione di Giugliano, in quanto sia quello previsto a Napoli che quello già in funzione ad Acerra potrebbero smaltire le ecoballe presenti a Taverna del Re…

La linea del termovalorizzatore di Acerra brucia 600mila tonnellate di rifiuti l’anno. Quindi, per smaltirne 6-8 milioni, ci vogliono, appunto, 10 anni. E, rimanendo su questo tema, sapete qual è l’attuale diatriba tra il sindaco di Salerno De Luca e il presidente dell’ente provinciale Cirielli? È che loro hanno dimensionato un impianto per bruciare 400-500 mila tonnellate. Ora il sindaco di Salerno si domanda: ‘Chi garantisce che arriveranno tali quantità di rifiuti per assicurare il funzionamento dell’impianto?’ Ebbene, queste sono le cifre, relativamente al dimensionamento dell’impianto per i rifiuti prodotti. Tutto ciò a condizione che non ci sia alcun fermo del termovalorizzatore… E poi mi pongo un’altra domanda: ‘Perché noi dovremmo portare questi rifiuti in altri impianti, in altre regioni?’. Ora, per esempio, sui giornali di questi giorni si parla del fatto che il presidente Cesaro starebbe contattando la Spagna, la Germania, la Polonia per risolvere il problema, la qual cosa comporterebbe un aggravio dei costi di trasporto che va dagli 80 ai 160 euro a tonnellata. E la mia domanda è: ‘Chi paga? Con quali mezzi li trasportiamo? Con i camion?’… E poi dicono che la camorra sta nei trasporti di questo genere… A questo punto, io ritengo che, ai sensi della legge 26, ‘sentiti i comuni di Giugliano e Villa Literno’, la Provincia di Napoli e la Provincia di Caserta debbano stabilire dove realizzare un impianto. Noi abbiamo fatto un verbale nei tempi dovuti, altrimenti sarebbero scattati i poteri sostitutivi della Regione, e abbiamo comunemente concordato che l’impianto si fa all’interno di Taverna del Re; anche perché i rifiuti stanno già lì e così evitiamo anche questi discorsi su trasporti, camion, camorra, altri costi aggiuntivi, ecc. ecc. Adesso il punto è: quale tipo di impianto costruire? L’ex direttore generale del ministero per l’Ambiente Mascazzini, che immaginava un rifiuto non nelle condizioni in cui è oggi, suggeriva un impianto di biogas. Secondo lui, attraverso l’umidificazione dei rifiuti col percolato, si poteva, appunto, generare nuovamente biogas. E anch’io, nel 2008, all’epoca della campagna elettorale, proponevo di tombarli, fare estrazione di biogas, fornire quest’energia all’Enel e, infine, attraverso l’opzione ‘conto-energia’, ricavarne l’abbattimento della bolletta dell’Enel per i cittadini di Giugliano. Ma, alla fine, mi ha convinto l’ex assessore regionale Ganapini, il quale mi ha spiegato che attualmente nelle ecoballe non c’è più biogas. Anzi, col passare degli anni i rifiuti si sono talmente essiccati che oggi sono una sorta di carbon fossile, con un potere calorico talmente alto da essere incompatibile con le camere di combustione di Acerra. Quindi, le ecoballe di Giugliano al termovalorizzatore di Acerra non possono più andare”.

Però si era pensato di mischiare ad Acerra le ecoballe col ‘tal quale’…

È un potere calorico talmente alto che bisognerebbe fare delle modifiche strutturali. Per questo Ganapini mi disse: ‘Sindaco, bisognerebbe parlare solo di un termovalorizzatore’. E su questa linea è anche Bertolaso. E io non sono né Bertolaso, né Ganapini, che è un’autorità in materia, né Mascazzini. Poi trovo qualcuno che mi dice: ‘Il termovalorizzatore in America è una tecnica già superata. Loro stanno addirittura alla fase del gassificatore, che è una sorta di scatola senza emissioni’. Poi trovo ancora un altro che mi dice: ‘Sì, però il gassificatore va bene per piccole e non per medie quantità di rifiuti’. A questo punto io dico: ‘So solo che, di fatto, dobbiamo affrontare e risolvere il problema, se questi sono i tempi; perché altrimenti nessuno se ne frega e aumenta solo l’emergenza!’. Tanto per fare un esempio, già da qualche giorno abbiamo seri problemi di smaltimento. L’impianto di Taverna del Re è saturo, gli Stir sono stracolmi e non si sa dove andare a scaricare”.

Lei ha fatto una campagna elettorale facendosi portavoce dei disagi patiti dalla popolazione per la presenza di discariche e del sito di Taverna del Re. Si ricorda di aver promesso dimissioni in caso di riapertura di Taverna del Re? Ed ancora, in cosa differisce la sua gestione politica del ciclo-rifiuti rispetto ai suoi predecessori? L’accusa che le viene rivolta è che lei non si è opposto a Cesaro, così come la Sinistra non si è opposta a Bassolino.

Quando io dissi ‘se si permettono di aprire un altro invaso a Giugliano sono pronto alle dimissioni’, lo minacciai con Giannini. Lui disse: ‘Noi apriamo’. E io gli risposi: ‘Mi dimetto e faccio la conferenza stampa’. Lui mi rispose: ‘Va bene’. E non aprì. Poi, però, per 10 giorni vietò lo sversamento dei rifiuti provenienti da Giugliano e noi arrivammo con l’immondizia al primo piano. A quel punto dovetti sì cedere, ma non perché accettai passivamente. Poi, dopo Giannini fu nominato De Gennaro. E anche a lui dissi: ‘No’. Successivamente fu nominato Bertolaso, con il quale addivenimmo ad un protocollo d’intesa. Quindi, io non l’ho subita quell’apertura, l’ho concordata. In quell’accordo si prevedevano delle compensazioni. Tra l’altro, io queste cose le ho anche dette al comitato di protesta di Taverna del Re. A loro ho spiegato: ‘L’altra volta mi sono speso per convincervi sulla bontà dell’apertura temporanea del sito, anche perché… o 6 milioni, o 6 milioni e 600mila ecoballe non è che ci cambiano la vita’. Tra l’altro, in relazione a Taverna del Re, il vero dramma sta nell’aver dato la vocazione ad una zona, nell’aver devastato 110 ettari. E, quindi, che senso ha star lì a resistere? Tanto si tratta di parva materia al confronto. E allora, che cosa bisogna tentare di ottenere, se non che si inizi davvero la bonifica? E, in una di quelle compensazioni che noi concordammo, si prevedevano bonifica, opere infrastrutturali che rientrano nell’accezione più ampia del termine bonifica e anche compensazioni economiche. In questa occasione, invece, io non ho concordato niente, tanto è vero che non mi sono opposto alle manifestazioni, non ho cercato di convincerli, ho detto ai consiglieri comunali di partecipare in forma civile, ho fatto le azioni legali, istituzionali e giuridiche che competono all’amministrazione comunale, ho pregato la Polizia di essere cauta, tollerante, in modo tale da non esasperare gli animi e addivenire a scontri. E, anche quando – per motivi familiari – sono stato assente, ho cercato di tenere il fenomeno sotto controllo, compresa la sensibilizzazione verso i consiglieri comunali nell’essere sempre presenti. Quindi, quando mi si dice… ‘hai accettato’, io rispondo: ‘Non ho accettato’. E, quando ho invitato il presidente Cesaro qui a Giugliano, mentre esprimevo – come principio – la nostra contrarietà alla riapertura di quel sito, anche se di trasferenza e provvisorio, gli ho anche detto: ‘Tu non ti puoi contraddire, perché mentre noi istituzioni, con l’assessore regionale Romano e col commissario ad acta De Biase, iniziamo un’opera di bonifica, in contemporanea non si può decidere per un altro sversamento; anche perché, come dice anche la Procura della Repubblica, il territorio da bonificare è vasto’. E lui ha ripetuto che ‘Taverna del Re è un sito di trasferenza’, promettendomi che dopo 31 giorni inizieranno a trasferire i rifiuti”.

Cesaro, di recente, ha anche affermato: “Registro le forti perplessità del sindaco Pianese”. A cosa si riferiva, in particolare?

Io gli ho semplicemente detto: ‘Sono preoccupato per te. Tu, in buona fede, lo chiami ‘sito di trasferenza’. Ma io sono convinto che tu avrai difficoltà a rimuovere quei rifiuti. Ho fatto un calcolo. Ci vogliono mille camion per trasportare quelle 10mila tonnellate di spazzatura. Chi paga?”.

Ma, essendo un’emergenza, potrebbe intervenire il Governo…

Attenzione, per l’emergenza il Governo non tirerà più fuori un euro. E, nel chiudere la fase emergenziale, ha detto che i costi devono gravare sulla Tarsu. Ma, in tutto questo, il cittadino già ha pagato per il conferimento. Ora, se la ditta, anziché portarli allo Stir di Giugliano-Qualiano, li ha portati a Taverna del Re (e ora da lì deve riportarli a Qualiano), di tutto questo alla gente non importa. Se, per smaltire, il cittadino ha già pagato, nessuno può fargli ripagare il medesimo servizio. È chiaro, dunque, il motivo delle mie perplessità?. Lui però ha risposto: ‘Io li porto…’. E io gli ho ribattuto: ‘Ma dove li porti…’. E poi gli ho spiegato: ‘Ipotizziamo che hai anche dove portarli. Ora mi dici con quali strumenti li porti? La Provincia ha dei camion? Forse prendi i camion dell’Asia? Beh, ce ne vogliono 1000… Chi te li dà? E chi paga?”.

Ma non dovevano essere stoccati un po’ alla volta nello Stir?

E come li porta? Alla fine, o li fa partire a dieci per volta o tutti insieme uno dietro l’altro, ha sempre il costo di 1000 camion, perché ogni camion trasporta 10 tonnellate. Inoltre, gli ho anche domandato: ‘Ma ti sembra che io posso risolvere il problema di Giugliano e poi, magari, a via Colonne, nel territorio di Melito, ho una montagna di spazzatura? E, se scoppia un’epidemia, che facciamo? Quindi, o noi ragioniamo in un’ottica sovracomunale e mettiamo da parte i nostri egoismi che ci fanno dire ‘no a Pianura’, ‘no ad Acerra’, ‘no a Terzigno’, ‘no a Giugliano’, oppure davvero non sapremo dove andremo a parare. Signori, qui i rifiuti sono i nostri, non di altri. E poi ho fatto una domanda durante la registrazione della trasmissione Rai ‘Ballarò’: ‘Scusate, perché mai la Germania se li prende? Forse i tedeschi sono meno civili di noi o sono meno salutisti?’. Intanto… il Veneto se li è presi… Ora parliamo di mandarli in Calabria, in Puglia. E io mi domando: ‘Perché noi non ci dovremmo prendere i nostri rifiuti?’. Io posso capire chi risponde ‘noi li mandiamo nel corno d’Africa’ oppure ‘nel profondo degli oceani’. Ma io chiedo, rivolgendomi al popolo campano: ‘Noi abbiamo avuto il colera, che è dimostrazione di sporcizia, per il quale negli autobus subimmo l’offesa ‘lavatevi le mani’, abbiamo avuto il tifo, l’epatite, la gastroenterite… e ora ci preoccupiamo del rifiuto urbano che non crea alcun rischio?’. Anzi, sotto questo aspetto, quelli pericolosi per la salute sono i rifiuti tossici. Con ciò non faccio il processo alle intenzioni, né voglio andare alla ricerca delle responsabilità per il passato, ma, a chi nelle ultime settimane ha scioperato, io domando: ‘Scusate, qui parliamo di 6-8 milioni di ecoballe, quindi non parliamo di un giorno o 15 giorni di sversamenti, bensì di processi negli anni, e voi dove eravate?”.

Compensazioni e bonifiche: solo promesse e nessun fatto concreto. Perché non si è preteso il rispetto dei patti sottoscritti con un governo nazionale, regionale e provinciale amico?

Nossignore. Quarantasette milioni sono stati già stanziati. La bonifica è iniziata. Ci sono i verbali. C’è il commissario De Biase che è stato incaricato con una Opcm (ordinanza del presidente consiglio dei ministri) di fare le azioni dovute. Tanto è vero che ha già stipulato le convenzioni con Sogesid e Arpac. E ora stanno facendo la caratterizzazione delle aree. Nel contempo, a noi hanno imposto il divieto di estrarre acqua dai pozzi. Dopo la fase della caratterizzazione verranno fatte le opere di messa in sicurezza dei suoli interessati. Che cosa dobbiamo avere ancora? I ventuno milioni delle compensazioni, fondi che stiamo cercando di sbloccare verso la finalità più nobile, e cioè quella di una verifica della rete fognaria riguardante la base Nato. E credo che dovremmo raggiungere anche quest’obiettivo. Tra l’altro, su tale argomento c’è una lettera del consigliere militare della presidenza del Consiglio, il quale ha scritto alla Regione Campania evidenziando un problema urgente, indifferibile che va risolto. E, per tale motivo, in questi giorni sto cercando di mettermi in contatto col governatore Caldoro per sollecitarlo a sbloccare questo processo”.

La raccolta differenziata, a due anni e mezzo dal suo insediamento, è ancora nel campo delle buone intenzioni. Chi ha fallito?

In questa città, un affidamento legale, legittimo del servizio di rifiuti solidi urbani non è stato mai effettuato, ma questo sin dai tempi miei. Anzi, io tramutai il rapporto dei piccoli padroncini in un rapporto più organico con una società più grande. Fu così che affidammo temporaneamente il servizio a una ditta. Poi furono fatti i tre lotti: Battista, Guarino e un altro che ora non ricordo. Successivamente subentrò la Sates, poi l’Igica. Ma sono stati fatti sempre affidamenti ‘contra legem’ . E non so perché organi preposti non hanno mai verificato questi affidamenti senza un contratto e, quindi, senza una carta di diritti e doveri. Nel 2008, quando ci siamo insediati, la cosa aveva assunto un volume enorme. Parliamo di 15 milioni di euro all’anno, e cioè di 30 miliardi di vecchie lire. Io, quando lasciai all’inizio degli anni ‘90, pagavamo 3 miliardi”.

Il ragioniere-capo ha detto che, quando lui ha preso posto al Comune, la spesa era di 600 milioni di lire…

Sì, quando lui è stato assunto era il 1978. Ma, come accennavo in precedenza, quando ci siamo insediati abbiamo fatto una gara di rilievo europeo per affidare, in forma legittima, il servizio. Inoltre, per accelerare i tempi, non ho fatto fare un progetto all’esterno, che avrebbe anche comportato altri costi, ma mi sono fatto dare dal Comune di Salerno il progetto redatto dai loro tecnici. Ora, quando mi si dice ‘il progetto di Giugliano…’, io rispondo che il progetto di Giugliano dovrà funzionare come funziona a Salerno, perché è uguale a quello. Scelsi Salerno, perché territorialmente è simile a Giugliano e, anche come numero di abitanti, più o meno siamo lì. Tra l’altro, lo stesso De Luca, durante la sua campagna elettorale, lo ha anche affermato pubblicamente: ‘Un sindaco, vostro amico, mi è venuto a chiedere una mano e io sono stato felice di dargliela’. E così abbiamo affidato il lavoro (all’ATI Saba-Ecosystem, ndr), abbiamo iniziato a fare qualche opera di sensibilizzazione e poi è intervenuta (per la Saba, ndr) un’interdittiva antimafia. La qual cosa ci ha bloccato, naturalmente, nell’espletamento del servizio. Nel contempo, il contratto (con l’Ati Saba-Ecosystem, ndr) non era stato ancora sottoscritto e neanche in questo caso c’era una carta che potesse vincolare il soggetto che è rimasto in proroga (Ecosystem, ndr). Infine, solo poche sere fa si è fatto il passaggio di cantiere a questa nuova società, che nasce dalla fusione tra l’Ecosystem e la Sancarli”.

L’aumento della Tarsu non le sembra un’ulteriore mortificazione per i cittadini che si sono visti recapitare una ‘cartella’ lievitata a causa della mancata raccolta differenziata? E, rimanendo in tema, come pensa di combattere l’elusione del tributo?

Nel 2010 la competenza è passata alla Provincia. E noi enti comunali stiamo agendo in regime di proroga. Ma, entro il 31 dicembre 2010, trasferiremo tutto alla questo ente metropolitano. Tra l’altro, gli aumenti che i cittadini si sono visti recapitare quest’anno sono stati disposti dalla Provincia. E dirò di più. Per l’anno prossimo c’è il rischio che si possano registrare ulteriori aumenti. Tutto questo perché, in relazione al conferimento dei rifiuti in Puglia durante la fase emergenziale del 2008, la Campania ha lasciato un debito che non verrà pagato dal commissariato per l’emergenza (in quanto ha risposto che ‘non ha soldi’) e che, in base al recente dispositivo di legge che ha chiuso la precedente fase emergenziale, dovrà gravare sugli enti provinciali e sulla Tarsu che essi andranno ad emettere. Ora, come si fa a spiegare queste cose alla gente?”.

Lei, da cittadino, avrebbe ancora fiducia nel suo sindaco?

Io penso che bisogna giudicare la gente sui fatti. Noi, nel 2008, al momento dell’insediamento, siamo dovuti ripartire da zero. Era tutto fermo. Farò degli esempi banali. Il cimitero oggi è un cantiere. A fronte di una domanda urgente, che aveva fatto lievitare situazioni da mercato nero, era tutto fermo senza un vero motivo. Le pratiche per le cappelle gentilizie erano bloccate da 17 anni. E noi le abbiamo sbloccate. Inoltre stiamo facendo un ampliamento, una ristrutturazione e stiamo costruendo nuovi loculi. Rispetto all’ospedale di Giugliano mi sono battuto affinché rimanesse aperto, cosa che è avvenuta. Rispetto alla costruenda Base Nato, sto riprendendo una situazione da ‘cadavere tumulato’ e sono un po’ in affanno nella contrattazione sulle compensazioni solo perché, se ipoteticamente, avessi potuto essere presente nel momento in cui è stato fatto il decreto, avrei potuto trattare diversamente con organi e istituzioni sovracomunali. Ma anche su questo conto di potercela fare. Rispetto al campo fotovoltaico in costruzione nei pressi della Circumvallazione ad opera di privati, l’argomento dovrebbe essere discusso in Consiglio, ma, anche su un tema rispetto al quale il Comune non c’entra nulla, siamo riusciti ad avere delle compensazioni. Inoltre, attraverso un procedimento in giudizio, sto recuperando dei soldi che l’Enel ci doveva dal 1990 e che, per inattività, dell’ente locale, rischiavano di andare in prescrizione. Con tale somma realizzeremo, nella proprietà dei frati francescani, un polmone verde da 10mila metri. Ed ancora, abbiamo fatto interventi migliorativi sia per la villa comunale che per alcune strade cittadine. Inoltre, abbiamo risanato i conti pubblici, recuperando un rapporto con la Corte dei Conti basato su residui attivi veri e non su… sciocchezze che non si sarebbero mai verificate. Abbiamo rimesso a posto la macchina comunale facendo assunzioni con la procedura della mobilità. Inoltre abbiamo avviato procedure per velocizzare la burocrazia dell’ente municipale, affidandoci in gran parte a nostri tecnici e, solo come supporto, a consulenti esterni. La qual cosa ci ha fatto risparmiare alcune centinaia di migliaia di euro rispetto alle parcelle professionali.  In ambito urbanistico abbiamo avviato le procedure per la redazione del Puc, stiamo rivisitando le norme per i sottotetti e stiamo normando alcune zone del vecchio Prg. Insomma, abbiamo iniziato a sbloccare una situazione che certamente favoriva fenomeni di abusivismo, in quanto negli anni passati tanti cittadini in attesa di licenza edilizia si scocciavano di aspettare e… commettevano abusi. Insomma, certe azioni amministrative si sarebbero potute fare anche quando io non ero sindaco, ma… non sono state fatte. Ora, magari, certe cose non appaiono, ma io non penso che quanto da noi realizzato sia una cosa da poco… Certamente, compito di un’Amministrazione è lavorare sia sull’ordinario che sulla pianificazione a medio-lungo termine. Però, se dobbiamo fare un bilancio tra le cose fatte in poco più di due anni e quelle non ancora fatte, penso che possiamo ritenerci abbastanza soddisfatti. E, rispetto al passato, abbiamo certamente invertito una tendenza. Prima le cose venivano solo imposte dall’alto. Oggi, invece, il Comune fa valere il suo ruolo istituzionale su qualsiasi argomento che rientra nel proprio territorio. Tutto il resto, polemiche incluse, fa parte solo di una barbarie che fa male alla vera politica”.

(Fonte: periodico quindicinale “AbbìAbbè”, edizione del 17 novembre 2010 – Intervista di Sergio Pacilio con la collaborazione di Luigi Gallucci)

GIUGLIANO-DOSSIER / SMALTIMENTO-RIFIUTI A “TAVERNA DEL RE…E DINTORNI”

LA SCHEDA

Da due settimane Taverna del Re, frazione di Giugliano al confine con il Basso Casertano, è ritornata ad essere, dopo quasi due anni di stop legislativo, il “materasso” su cui appoggiare l’immondizia napoletana. A deciderlo, sulla base di una situazione definita emergenziale, un recente tavolo istituzionale-governativo a cui ha partecipato, tra gli altri, il presidente della Provincia Luigi Cesaro, fedelissimo di Berlusconi e firmatario dell’ordinanza provinciale che il 27 ottobre 2010 ha decretato la necessità di utilizzare una piattaforma di emergenza del sito di stoccaggio delle ecoballe (chiuso nel 2008) al fine di depositare provvisoriamente circa 10mila tonnellate di immondizia provenienti direttamente dalle strade di Napoli e provincia e in attesa di essere conferite (si spera quanto prima) negli impianti Stir-ex Cdr di Giugliano, Tufino e Caivano. La decisione, naturalmente, ha provocato reazioni forti da parte di cittadini, comitati ambientalisti, politici locali e studenti. Durante i momenti di maggiore tensione, a Taverna del Re si sono registrati, purtroppo, numerosi tafferugli tra manifestanti e forze dell’ordine e, fino ad ora, il bilancio complessivo è di una dozzina di feriti non gravi. Ad ogni buon conto, ad onor di cronaca va anche evidenziato che, in relazione a quest’ordinanza (grazie alla quale ogni giorno decine di autocompattatori stanno scaricando sotto scorta alcune migliaia di tonnellate di spazzatura proveniente da Napoli e provincia) vari enti ed istituzioni pubbliche, competenti su questo territorio, in pochi giorni hanno già prodotto molteplici e significativi atti ufficiali. La Procura di Napoli ha subito aperto un’inchiesta ad hoc. Il Comune di Giugliano, dal canto suo, ha presentato un ricorso al Tar del Lazio contro l’ordinanza-Cesaro e, rispetto ad esso, è atteso, entro i prossimi 10 giorni, il pronunciamento del massimo organo di giustizia amministrativa. Salvatore Onofaro, sindaco del Pdl eletto nel 2008 nel limitrofo comune di Qualiano, a sua volta ha scritto addirittura una lettera al presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi. Nel testo della singolare missiva Onofaro invita il Premier a venire quanto prima nelle nostre zone, affinché si possa rendere conto personalmente di cosa può significare l’apertura di un nuovo sito di stoccaggio della spazzatura in un comprensorio già ampiamente devastato dal cancro-rifiuti. Infine, tra gli enti e le istituzioni pubbliche competenti per questo territorio si è mossa anche l’Asl Napoli 2 Nord. L’azienda sanitaria locale pochi giorni fa ha infatti svolto un sopralluogo tecnico, evidenziando tutte le procedure da seguire affinché questo deposito provvisorio di rifiuti, limitato a 10mila tonnellate su un’area massima di 5mila mq, non crei ulteriori danni alla salute dei cittadini.

STORIA RECENTE / 1 – NAPOLI NORD OVEST, UN COMPRENSORIO FORTEMENTE PENALIZZATO DA 15 ANNI DI EMERGENZA-RIFIUTI

La Schiavi (Giugliano), Masseria del Pozzo 1 (Giugliano), Masseria del Pozzo 2 (Giugliano), Resit 1 (Giugliano), Resit 2 (Giugliano), ‘Tre Ponti-Fibe’ (Giugliano), Sette Cainati (Giugliano), Cava Riconta (Villaricca), Cava del Poligono (Napoli-Chiaiano) e Taverna del Re (Giugliano). Per ora siamo a 10, ma non si tratta di nuovi siti da inserire nei prossimi pacchetti turistici. Sono semplicemente le località dell’area Nord Ovest di Napoli sacrificate, in questi ultimi 15 anni, in nome della cosiddetta “emergenza-rifiuti”. Chi imponeva dall’alto (e ancora oggi continua ad imporre) certe particolari scelte in danno del territorio a Nord Ovest di Napoli? Beh, la risposta è semplice. Tra il 1995 e il 2007, a decretare lo sversamento di circa 10 milioni di tonnellate di immondizia (pari a 1/3 della produzione regionale) sono stati, di volta in volta, burocrati e professionisti che il Governo centrale (sia a guida Centrodestra che a maggioranza ulivista) ha nominato, nel corso dei vari mandati, al vertice del Commissariato per l’Emergenza. Nel 2008, invece, è cambiata la ‘musica’. Il premier Berlusconi, eletto per la quarta volta a capo del governo nel volgere di 14 anni (1994-2008), ha varato una legge il cui intento era (ed è) quello di trasformare la nostra Campania da “modello negativo” ad “eccellenza nazionale” nel settore dello smaltimento dei rifiuti. Tale programma prevedeva la chiusura entro il 2009 (ma solo in questi giorni sta avvenendo in via definitiva) della struttura denominata “Commissariato per l’Emergenza”, il raggiungimento del 35% di raccolta differenziata, l’affidamento ai 5 enti provinciali dei compiti svolti dal Commissariato in questi penosissmi 15 anni, l’attivazione in tempi rapidi di 4 termovalorizzatori e, in via provvisoria, l’apertura di 10 discariche al fine di uscire dalla lunga e delicata fase di transizione tra il ciclo primordiale (precedente al 2002 e basato sullo sversamento del cosiddetto riifiuto “tal quale”) e quello (si spera) avanguardistico in termini di smaltimento dell’immondizia e tutela dell’ambiente. Inoltre, entrando maggiormente nello specifico per quel che concerne Napoli e provincia, va detto che in tale territorio erano state previste due discariche a Terzigno (Cava Sari e Cava Vitiello) e una a Chiaiano. Ad oggi, quando sono trascorsi circa 30 mesi dal momento della piena emergenza, è attivo un solo termovalorizzatore su 4 (inaugurato ad Acerra nel marzo 2009), mentre per gli altri 3 (Napoli, Salerno e Caserta) nulla di concreto è stato fatto, tranne il contestatissimo avvio della gara d’appalto per quello di Salerno. Inoltre, delle tre discariche previste in provincia di Napoli ne sono attive 2 (Chiaiano e Sari, alias Terzigno 1), mentre Terzigno 2, a seguito delle recenti proteste della popolazione locale, sta per essere cancellata definitivamente con una “leggina” ad hoc. Nel contempo, la raccolta differenziata è ferma su percentuali medie nettamente inferiori al 20% e gli enti provinciali, con grande fatica e solo nelle ultime settimane, hanno iniziato ad avere un’autonomia decisionale rispetto a quanto va fatto nel pratico per scongiurare il ripetersi della “monnezzopoli” del gennaio 2008. Tra l’altro, in considerazione del fatto che il ciclo-rifiuti campano non è stato ancora ultimato, basta che si verifichino più problemi in contemporanea per ritrovare, tra le strade di Napoli e provincia, enormi cumuli di rifiuti agli angoli delle strade. Nell’ultimo mese, infatti, due situazioni tecniche, diverse tra loro ma entrambe ‘figlie’ del nuovo sistema di smaltimento deciso da Berlusconi, aggiunte alla morte di un operario nell’impianto Stir-ex Cdr di Giugliano-Ponte Riccio, hanno influito negativamente sulla raccolta giornaliera dei rifiuti, che tra Napoli e provincia si aggira intorno alle 3mila tonnellate. Ebbene, a cavallo tra settembre e ottobre un primo rallentamento si è avuto ad Acerra, nel cui impianto viene bruciata parte della nostra immondizia quotidiana. Delle 3 linee, infatti, solo una, tranne 24 ore di stop, ha funzionato regolarmente, mentre le altre due sono rimaste ferme a lungo per lavori di manutenzione e, di queste ultime, ad oggi una è ancora oggetto di interventi migliorativi. Altri problemi si sono invece verificati presso la Cava Sari di Terzigno, la cui attività è stata bloccata per molti giorni a seguito delle vibrate proteste delle popolazioni locali riguardanti l’ipotesi “discarica Terzigno 2″. A questi rallentamenti si è poi aggiunto un momentaneo stop di matrice “medico-legale” presso lo Stir di Giugliano, uno dei tre impianti di preselezione secco-umido dei rifiuti presenti in provincia di Napoli e attivati nel 2002. In tale struttura, infatti, due settimane fa un 49enne operaio di Portici, sposato e padre di 3 figli, è stato travolto dal movimento di una pala meccanica e, quindi, al fine di consentire agli organi inquirenti di stabilire l’esatta dinamica e le eventuali responsabilità concernenti il decesso del lavoratore in questione, sono state sospese le attività di trattamento dell’immondizia. E così, dalla combinazione di questi tre elementi, è riemerso lo spettro dell’emergenza-rifiuti che, ancora una volta, in ambito politico e istituzionale ha visto il territorio di Giugliano quale “agnello sacrificale” nel nome di una “corresponsabilità nella risoluzione del problema smaltimento-rifiuti”. Il tutto, in barba ad una legge varata nel 2007 dal governo Prodi e finalizzata a scongiurare, per il futuro, qualsiasi ulteriore deposito di immondizia nei comuni di Giugliano, Qualiano e Villaricca. Una legge che, va ricordato, fu chiesta fortemente, in quel periodo, dalle 3 amministrazioni locali anche in considerazione del fatto che, sempre in nome dell’emergenza rifiuti a Giugliano-Taverna del Re tra il gennaio 2006 e primavera 2007 erano stati già depositati oltre 4 milioni di ecoballe, poi saliti a 6 allorquando, nel dicembre 2008, sono terminate le attività di stoccaggio di quella che la magistratura inquirente, qualche anno fa, ha dichiarato essere “immondizia impacchettata”.

STORIA RECENTE / 2 – SCONTRI TRA FORZE DELL’ORDINE E CITTADINI NELLE PERIFERIE DI GIUGLIANO E VILLARICCA: UN ‘FILM’ GIA’ VISTO

Le immagini relative agli scontri di Taverna del Re tra forze dell’ordine e cittadini, che da una decina di giorni stanno girando in televisione e nella rete internet, non sono altro che un remake di quanto accaduto negli anni scorsi sia a Sette Cainati e Cava Riconta (per lo sversamento del Fos, frazione organica stabilizzata proveniente dalla preselezione secco-umido dell’immondizia negli impianti Cdr) che a Taverna del Re (per quanto concerne il deposito delle ecoballe, la cosiddetta frazione secca impacchettata). Si tratta di siti che, dal 2004 ad oggi, sono stati sfruttati all’inverosimile (e in due diversi modi) pur di tenere pulite le strade della Campania. Presso questi tre sversatoi la popolazione locale e gli ambientalisti hanno fatto sentire ripetutamente la loro voce, cercando di scongiurarne invano l’apertura e ottenendo, quali magre consolazioni, una dichiarazione pubblica di Bertolaso, che nel 2007 ha assegnato al comprensorio giuglianese “lo scudetto dello sversamento rifiuti, ammesso che un titolo del genere si possa attribuire”, e una legge che, sempre nel 2007, ha decretato lo stop all’attivazione di nuove discariche per i comuni di Giugliano, Villaricca e Qualiano; legge, però, disattesa attraverso l’ordinanza di Taverna del Re, datata 27 ottobre 2010 e firmata dall’attuale organo decisionale in tema di smaltimento territoriale, e cioè la Provincia di Napoli.

STORIA RECENTE / 3 – APRILE 2008-FEBBRAIO 2009, IN 10 MESI SI CONCRETIZZA L’IPOTESI DI APRIRE LA CONTESTATISSIMA DISCARICA AL CONFINE TRA MARANO, MUGNANO E CHIAIANO

Soltanto 20 mesi fa abbiamo registrato l’apertura di Cava del Poligono, la nona della serie a Napoli Nord Ovest. Tale sversatoio dal febbraio 2009 sta assorbendo, ai sensi del decreto Berlusconi del 2008, le previste 700 mila tonnellate di spazzatura. In verità, l’attivazione di Cava del Poligono, al confine tra la zona ospedaliera, la municipalità di Chiaiano e i comuni di Marano e Mugnano, tra la primavera e l’autunno 2008 creò non pochi momenti di autentica guerriglia urbana fra forze dell’ordine e popolazione locale, contraria alla sua apertura per un motivo ben preciso: la vicinanza e la centralità, in termini di distanze kilometriche, rispetto ad alcune strutture sanitarie di eccellenza (in zona Sud) e al cosiddetto ‘triangolo’ formato (sul fronte geografico Nord) dai comuni di Giugliano, Qualiano e Villaricca. Tre aree nelle quali, secondo fonti istituzionali, già nel 2003 esistevano, a parte alcune tra le 10 discariche sovramenzionate, ben 40 sversatoi illegali: siti ancora oggi in attesa di essere completamente bonificati.

FOCUS / 1 – TAVERNA DEL RE, IL RICORSO DEL COMUNE DI GIUGLIANO CONTRO LA RIAPERTURA DEL SITO

Ecco, di seguito, il testo integrale del documento

In relazione al ricorso al Tar Lazio (Tribunale competente) del Comune di Giugliano nei confronti della Provincia di Napoli per l’annullamento dell’ordinanza Presidenziale n. 512 del 27 ottobre 2010, l’Avvocato Luigi Salatiello, nominato dal Sindaco Giovanni Pianese, dopo aver depositato il ricorso presso la cancelleria del Tar Lazio ne ha evidenziato al Presidente la necessità nell’adottare misure cautelari provvisorie, da emettere anche inaudita altera parte, ivi compresa la sospensione dell’efficacia dell’impugnata ordinanza Presidenziale.
L’avvocato Salatiello ha evidenziato, tra le altre cose:
- L’illegittimità della stessa ordinanza in quanto è da annullare per l’evidente carenza di presupposti della contingibilità ed urgenza, sui quali si fonda la podestà extra ordinem riconosciuta dall’art. 191 del D.Lgs n.152/2006 al Presidente della Provincia. Nel nostro caso, il rallentamento nell’evacuazione della frazione umida trito vagliata dagli STIR di Giugliano, Caivano e Tufino, ovvero gli ostacoli allo smaltimento dei rifiuti presso la discarica cava SARI di Terzigno dovuti alle manifestazioni di protesta della popolazione, nonché la riduzione di circa il 50% della potenzialità di altri siti idonei allocati sul territorio provinciale, erano eventi ben prevedibili, ed anzi largamente attesi. L’ordinanza n. 512, nel descrivere le indicate sopravvenienze venutesi a creare, usa il termine “criticità”, che è cosa ben diversa dalla contingenza e dall’urgenza. Le manifestazioni di protesta verificatesi a Terzigno, così come la riduzione del 50% della potenzialità di altri siti, nonché il rallentamento nell’evacuazione della frazione umida trito vagliata dagli STIR di Giugliano, Caivano e Tufino, non possono assolutamente essere evocati come presupposto di legge che legittima l’adozione, da parte del Presidente della provincia, dell’ordinanza in questione;
- Altresì, si è eccepito il palese vizio di difetto di motivazione che inficia l’impugnata ordinanza. Le ordinanze, emanate ex. art. 191 D. Lgs. 152/06, devono indicare, espressamente e con assoluta precisione, i motivi di tutela della salute pubblica o dell’ambiente che hanno legittimato la loro adozione, atteso che sono, tra l’altro, assunte in deroga a disposizioni vigenti. Nel nostro caso, manca del tutto qualsiasi riferimento alle eccezionali ed urgenti necessità di tutela della salute pubblica o dell’ambiente, nonché l’impossibilità di provvedere altrimenti;
- Ancora, si è eccepito l’illegittimità dell’ordinanza de quo per apodittica violazione di quanto disposto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri con nota n. 24337 del 2 dicembre 2008. Con tale nota, l’allora vicario, Gen. Franco Giannini, comunicava ufficialmente che era inibito l’utilizzo, relativamente alle attività di stoccaggio, dell’area denominata “Taverna del Re”, disponendone la chiusura e la dismissione;
- Violazione dell’ordinanza n. 3891 del 4 agosto 2010 con la quale il Presidente del Consiglio dei Ministri stabiliva che il sito in questione, compreso in una più vasta area, era, ed è ancora, oggetto di attività di messa in sicurezza, bonifica e risanamento ambientale, per le quali risultano già stanziati fondi regionali e comunitari;
- L’ordinanza in questa sede impugnata va annullata, altresì, in quanto emanata peraltro sull’erroneo presupposto di cui all’art. 11 della Legge n. 26/2010, che attribuiva poteri extra ordinem al Presidente della Provincia sino al 30 settembre 2010; né risultano in essa espressamente richiamate, così come previsto dalla normativa vigente, le norme e le disposizioni a cui si è inteso derogare con la sua emanazione;
- Eccesso di potere per difetto di motivazione circa la scelta dell’area – Illogicità ed ingiustizia manifesta per insufficienza di istruttoria. In particolare, l’ordinanza impugnata, in dispregio al comma 3 dell’art. 191 D.Lgs. 152/2006, difetta, altresì, del parere delle competenti autorità in merito alle conseguenze ambientali che possono derivare dallo stoccaggio di RSU tal quali nel sito in questione. Ed invero si rileva che i pareri dell’Arpac e dell’A.S.L. Napoli 2, posti a fondamento del provvedimento de quo, sono da considerarsi tamquam non esset, atteso che hanno un contenuto limitato alle prescrizioni da ottemperare, senza fare alcun accenno alle predette conseguenze sull’ambiente;

- Con l’ordinanza de quo, in dispregio del Part. 191 comma 1 Dgs. 152/06, non si è individuata alcuna forma speciale di smaltimento, in quanto, avviare i rifiuti a discarica, così come individuare una piazzola per lo “stoccaggio provvisorio”, è una modalità ordinaria e non speciale. Nel nostro caso, con l’impugnata ordinanza, non si è affatto creata l’alternativa ma si è scelta soltanto la strada più comoda;
- Altresì, si è evidenziato che Studi commissionati dal Dipartimento della Protezione civile dimostrano, senza ombra di dubbio, che l’incidenza delle patologie neoplastiche è particolarmente elevata in otto comuni della Regione Campania con forte concentrazione di siti di smaltimento legale ed illegale di rifiuti, tra cui quello di Giugliano in Campania.
Si resta in attesa di aggiornamenti da parte dell’Avv. Luigi Salatiello in merito al ricorso presentato presso il Tar della Lazio.
Giugliano (Na), 6 novembre 2010
Segreteria del Sindaco
Il Portavoce
Mauro Fellico

FOCUS / 2 – TAVERNA DEL RE, IL SOPRALLUOGO DEI TECNICI DELL’ASL

L’azienda sanitaria locale Napoli 2 Nord il 3 novembre scorso è intervenuta sulla problematica di Taverna del Re e, ai fini della tutela della salute dei cittadini, attraverso il direttore del Dipartimento Prevenzione Armando Orlando ha indicato alcune operazioni che devono essere effettuate durante lo sversamento provvisorio di ‘immondizia tal quale’, in attesa del suo successivo trasferimento presso gli impianti Cdr della provincia di Napoli. Ebbene, secondo quanto rilevato dalla Napoli 2 Nord, “i rifiuti devono essere depositati solo tra le ore 5,00 e le 12,00 e su una superficie totale di 5000 metri (e non 7000) per consentire, negli spazi laterali della piazzola, la normale movimentazione degli autocompattatori”. Inoltre, è necessaria “la deodorizzazione enzimatica dei rifiuti non solo su un lato della piazzola (come sta avvenendo ora), ma su tutta la superficie”, “l’abbancamento e la copertura dei rifiuti con appositi teli, man mano che gli rsu vengono depositati”, nonché “un migliore sigillo, con telo microfonato, del fronte anteriore della piattaforma”.

FOCUS / 3 – TAVERNA DEL RE, LA LETTERA DEL SINDACO ONOFARO AL PREMIER BERLUSCONI

Per visualizzare il testo integrale della lettera inviata qualche giorno fa dal sindaco di Qualiano Salvatore Onofaro al Premier Berlusconi in relazione alla drammaticità in cui attualmente versa il nostro territorio dal punto di vista ambientale, clicca sul seguente link   http://www.periferia1.net/public/media/lettera_pres._berlusconi.pdf

FOCUS / 4 – TAVERNA DEL RE, L’AMARO INTERVENTO DI GIUSEPPE PIETRO MAISTO, CONSIGLIERE REGIONALE DI ALLEANZA PER L’ITALIA

“E’ così che si ritiene di risolvere l’emergenza rifiuti: penalizzando chi ha già pagato sulla propria pelle. Riportare la “monnezza” a Giugliano è infatti “la grande novità” venuta fuori al termine della recente visita istituzionale fatta a Napoli dal Presidente Berlusconi. A questo punto, quella che si prospetta per la gente del comprensorio flegreo è solo l’attesa di nuova “monnezza” che, così come è stato ribadito qualche giorno fa durante un’importante trasmissione televisiva nazionale, è portatrice di malattie tumorali”. Prima il sarcasmo e poi il pessimismo. Questi, in sequenza, gli elementi che hanno caratterizzato le primissime reazioni del giuglianese Giuseppe Pietro Maisto, consigliere regionale di Alleanza per l’Italia, subito dopo la diffusione della notizia riguardante l’attivazione di una nuova piazzola-rifiuti a Taverna del Re. Ma, a distanza di un breve lasso di tempo da queste pungenti affermazioni, la vena del politico propositivo ha sostituito quella dell’uomo ferito. E così Maisto ha proseguito con un animo diverso le sue riflessioni sull’emergenza rifiuti che, com’è noto, nelle ultime settimane ha colpito Napoli e provincia. “Quella della provincializzazione del ciclo dei rifiuti – ha aggiunto con toni pacati l’esponente rutelliano – è sicuramente una legge da rivedere, in quanto ritengo sia troppo penalizzante per la provincia napoletana: un territorio ad alto carico densativo di abitanti e nel quale si concentra circa il 50% della popolazione campana. E, se è vero che l’autosmaltimento è un obiettivo da raggiungere, è altrettanto vero che, nell’attesa di questo raggiungimento, la solidarietà delle altre province campane si configura quasi come un atto dovuto. Non è possibile, a mio avviso, far pagare il prezzo dell’emergenza sempre agli stessi territori, soprattutto a quelli che, negli ultimi 15 anni, su questo versante hanno già dato abbondantemente. E Taverna del Re ne è un esempio classico”. (COMUNICATO-STAMPA)

DOSSIER A CURA DI LUIGI GALLUCCI

Nota a margine: Sul tema dell’emergenza-discariche a Napoli Nord Ovest è possibile visualizzare anche il documentario di 26 minuti prodotto da Periferia1.net nel 2008 e intitolato “Sepolti vivi dai rifiuti”. Per guardarlo, clicca sul seguente link http://video.google.it/videoplay?docid=-4638336202918729502&ei=34xCSY-XMKf22QLtopi-Cw&q=rifiuti+napoli+nord+ovest&hl=it#

Termovalorizzatore di Acerra: una grande infrastruttura che non funziona ancora a pieno regime. Sul tema sono intervenuti tecnici e politici: dal premier Berlusconi all’ingegner Bonomo, passando per il consigliere regionale Maisto e il consigliere provinciale Sodano

La scheda ufficiale sull’attività dell’impianto acerrano

La prima delle tre linee di termovalorizzazione è stata avviata all’esercizio il 26 marzo 2009. La seconda e la terza linea sono state attivate rispettivamente il 2 e l’8 maggio 2009. Superata la fase di avviamento e di messa a punto, dal 14 settembre 2009 il termovalorizzatore di Acerra è una realtà pienamente operativa, in grado di produrre energia dallo smaltimento di circa 2mila tonnellate di rifiuti tritovagliati al giorno, per un totale di 600mila tonnellate l’anno. Dall’inizio della sua attività ad agosto 2010 l’impianto di Acerra ha trattato oltre 588mila tonnellate di rifiuti, producendo più di 588mila megawatt di elettricità.

(Fonti: www.emergenzarifiuticampania.it  - www.osservatorioacerra.it )

Riportiamo, di seguito, alcuni tra i più significativi documenti a carattere informativo e politico, riguardanti il termovalorizzatore di Acerra e pubblicati sul web nel corso delle ultime due settimane

(15 settembre 2010) – Il giorno 15 settembre 2010, alle ore 10,30, l’Osservatorio Ambientale si è riunito presso il Termovalorizzatore di Acerra. Alla riunione hanno partecipato, oltre ad alcuni dei componenti dell’Osservatorio, i rappresentanti di Partenope Ambiente S.p.A. Gli argomenti affrontati nel corso della riunione hanno riguardato i temi di seguito riportati.

Partenope Ambiente ha comunicato che al momento è in funzione la sola Linea 1; le linee 2 e 3 sono in fase di manutenzione; la linea 3 è, altresì, in fase di manutenzione stagionale programmata. Le fermate verificatesi sono state regolarmente comunicate agli Enti previsti. Ad oggi si sono raggiunte 389.000t di rifiuti conferiti (periodo dal 01/01/2010 al 14/09/2010). La linea 1 è rientrata in servizio il 14/07/2010; la linea 3 è ferma dal 17/08/2010; la linea 2 è ferma dal 07/09/2010. Gli interventi sono relativi ad indispensabili aggiornamenti impiantistici. Tali interventi non riguardano aspetti ambientali, in quanto i valori medi di emissione sono notevolmente inferiori a quanto previsto dall’AIA. Nel contempo, si tratta di interventi impegnativi, sia dal punto di vista tecnico che da quello della tempistica necessaria, che vengono posti in atto insieme al costruttore. Partenope Ambiente ha comunicato, poi, che in data 22/08/2010 ha segnalato ad ARPAC che, in occasione di una fermata improvvisa, c’è stato un superamento rispetto ai limiti garantiti dall’impianto del valore dell’acido cloridrico che, con riferimento alla media giornaliera (così come previsto dall’A.I.A.), è risultato pari a 7,7mg/Nm3. Si rammenta che le concentrazioni di inquinanti nei fumi sono stabilite dal Decreto Legislativo n.133 dell’11 maggio 2005, emanato in attuazione della Direttiva europea 2000/76/CE. I valori garantiti dall’impianto devono essere ancora più restrittivi sulla base di quanto imposto dall’A.I.A. (Autorizzazione Integrata Ambientale), così come previsto dal provvedimento n. 44 del 26/02/2009. Per l’acido cloridrico, i valori limite d’impianto e quello imposto dal D. Lgs. 133/2005 sono rispettivamente pari a 7 e 10mg/Nm3; ne segue che lo sforamento è stato di entità contenuta e rientrerebbe nell’ambito dell’incertezza strumentale. Partenope Ambiente ha riferito, ancora, che per il 30/11/2010 dovrebbe essere avviata e posta sotto test la duplicazione del sistema di monitoraggio fumi al camino (SME), il sistema di monitoraggio in continuo del mercurio al camino di ogni linea, il sistema di prelievo in continuo dei microinquinanti organici al camino di ogni linea. In data 30/07/2010 è stato effettuato l’ordinativo del portale di rilevamento della radioattività e per fine novembre dovrebbe essere completata la relativa installazione. Anche la linea 3 dovrebbe ripartire per fine novembre. Per la linea 2 non sono ancora quantificabili i tempi di riavvio, essendo in atto indagini e verifiche e tenendo, altresì, conto della fase di approvvigionamento materiali. Si sottolinea che sulla linea 1 è stato messo in atto un intervento riguardante una valvola del surriscaldatore; tale intervento verrà messo in atto anche sulle linee 2 e 3. In particolare, si è ritenuto necessario apportare sulla camera di combustione un rivestimento in una superlega denominata “Inconel” (Nichel e Cromo, senza Ferro), lavoro molto oneroso e lungo che però migliorerà di molto la resistenza di tale zona dell’impianto. Partenope Ambiente, circa le cause del fermo della linea 2, ha riferito che le motivazioni sono le stesse della linea 3, essendosi verificata una perdita di vapore. Occorre però definire la quantità e tipologia di tubazioni da sostituire e fare il relativo ordinativo dei materiali ed è per tale ragione che non è ancora possibile delimitare la tempistica. Comunque, secondo Partenope Ambiente, quanto avvenuto non è insolito, poiché tali inconvenienti possono capitare in tali tipologie di impianto. A conferma di ciò, fa notare che la produzione annua calcolata col massimo tasso di produzione giornaliera moltiplicata per il numero di giorni dell’anno condurrebbe ad un valore di circa 800.000t annue, contro le 600.000t autorizzate per il termovalorizzatore di Acerra, valore volutamente inferiore proprio a causa degli inevitabili inconvenienti. Partenope Ambiente ha riferito, inoltre, che nel periodo estivo non ci sono state né visite all’impianto, né nuove richieste. L’Osservatorio ha chiesto a Partenope Ambiente di poter disporre dei dati di emissione non solo degli ultimi 6 giorni ma anche dei periodi pregressi, predisponendo, a fine di ogni mese, una tabella di riepilogo dei relativi dati di emissione, così da poterla pubblicare sul sito web dell’Osservatorio Ambientale. Partenope Ambiente ha assicurato che a breve invierà una proposta in merito, in analogia a quanto fatto in altri impianti. ARPAC ha comunicato che i controlli annuali previsti dall’A.I.A. sono stati svolti regolarmente a febbraio 2010 e già trasmessi agli Enti competenti. Per le emissioni ai camini, i controlli sono iniziati il 07/09/2010 e sono ancora in fase di svolgimento, con la sola eccezione del parametro COT (Carbonio Organico Totale), per il quale è in fase di acquisto la relativa strumentazione necessaria. ARPAC fa poi notare che, da alcuni giorni, sul proprio sito web, in corrispondenza del link “Monitoraggio Ambientale Acerra”, per maggior chiarezza, è possibile consultare separatamente i “Dati monitoraggio e controllo ARPAC del termovalorizzatore di Acerra” e i “Dati di monitoraggio del territorio acerrano”. Infine, sul sistema di abbattimento delle emissioni, sono in corso dei controlli, finiti i quali si relazionerà all’Osservatorio. ARPAC, infine, ha comunicato che, per la quarta centralina per il monitoraggio ambientale nell’area circostante all’impianto da installare nell’area acerrana, verrà svolto nei prossimi giorni un sopralluogo per definire l’idoneità del sito. La prossima riunione si terrà in data 20 ottobre 2010, alle ore 14.30, presso il termovalorizzatore di Acerra.

(Fonti: www.osservatorioacerra.it  - www.emergenzarifiuticampania.it  )

(28 settembre 2010) – La prima linea di combustione del termovalorizzatore di Acerra (Napoli) si e’ bloccata dalle prime ore del pomeriggio di oggi. L’azienda A2A, che gestisce l’impianto, prevede la ripresa regolare delle attivita’ nel giro di 24 ore. Le altre due linee – la 2 e la 3 – sono invece ferme per lavori di manutenzione che richiedono tempi di manutenzione piu’ lunghi. Ieri, nel corso di una visita all’impianto, e’ stato spiegato ai giornalisti che la causa dell’emergenza che si sta verificando in questi giorni non e’ l’impianto di termovalorizzazione e che lo stesso, da quando e’ stato avviato, ha trattato un ingente quantitativo di rifiuti.

(Fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/campania/2010/09/28/visualizza_new.html_1758507406.html )

(29 settembre 2010) – “Come previsto, il termovalorizzatore di Acerra riprende la sua attivita’”. Lo comunica in una nota il Dipartimento della Protezione Civile. “Dopo il temporaneo spegnimento della prima linea, avvenuto per motivi tecnici nel pomeriggio di ieri – si legge nella nota – e’ in corso la riaccensione della caldaia per consentire all’impianto di tornare regolarmente a bruciare rifiuti gia’ da domattina. Le altre due linee, come noto, sono oggetto di interventi di manutenzione programmata”.

(Fonti: adnkronos – http://napoli.repubblica.it/dettaglio-news/20:54-20:54/3846377 )

(30 settembre 2010) – “Napoli ha avuto risolto definitivamente il problema dei rifiuti. Ci sono discariche che possono contenerli, c’e’ il termovalorizzatore di Acerra che funziona completamente”. Lo ha affermato oggi al Senato il premier Silvio Berlusconi.

(Fonti: adnkronos – http://www.libero-news.it/regioneespanso.jsp?id=500088 )

(30 settembre 2010) – La Campania sguazza tra i rifiuti, il miracolo di B&B (Bertolaso e Berlusconi) è al crepuscolo. Questa non è solo una storia di spazzatura, ma anche di soldi, troppi e spesi male, di coperture bancarie e società per azioni. L’inceneritore di Acerra è fermo nonostante le rassicurazioni dell’A2a, la società che lo gestisce. Due linee già bloccate, ma lunedì scorso un tour con i giornalisti nel “gioiello tecnologico” di Acerra, come ebbe a definirlo Berlusconi. “In questo momento sta funzionando solo una linea – spiegava Antonio Bonomo, amministratore delegato di Partenope Ambiente, la società del gruppo A2A che ha la gestione dell’impianto per 15 anni, nell’ incontro con la stampa – abbiamo una linea in manutenzione programmata ed un’altra dove sono in corso interventi di miglioramento. Con la linea due, per la quale si è registrato una usura anticipata di una ventina di giorni, pensiamo di ripartire entro fine ottobre, per la tre entro il 20 dicembre. Queste interruzioni sono normali”. Neanche a dirlo è si è fermata anche l’unica linea funzionante, quella 1. Intanto sul sito dell’osservatorio di Acerra si legge che il 15 settembre c’è stato un incontro. Nella relazione si legge: “Partenope Ambiente ha comunicato che al momento è in funzione la sola Linea 1; le linee 2 e 3 sono in fase di manutenzione; la linea 3 è, altresì, in fase di manutenzione stagionale programmata(…). Gli interventi sono relativi ad indispensabili aggiornamenti impiantistici. Tali interventi non riguardano aspetti ambientali, in quanto i valori medi di emissione sono notevolmente inferiori a quanto previsto dall’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale). Nel contempo, si tratta di interventi impegnativi, sia dal punto di vista tecnico che da quello della tempistica necessaria, che vengono posti in atto insieme al costruttore”. Interventi impegnativi, detti in altri termini, strutturali. L’impressione è che Acerra sia un catorcio, i vertici di A2a non vogliono ammetterlo. Ma bisognerebbe recuperare una notizia: l’esito della gara per gestire Acerra dopo la fallimentare esperienza di Impregilo. La prima andò a deserta. Poi il governo Prodi, ormai caduto, nel febbraio 2008 pensò di ripristinare i Cip6 per l’impianto napoletano, gli incentivi che dovrebbe andare alle rinnovabili e vanno nelle tasche di petrolieri e inceneritori. E così l’A2a tornò in scena. “Un provvedimento che giudico un aiuto alla Campania, un contributo – spiegò Bonomo – a sbloccare la situazione. La nostra disponibilità e il nostro interesse rimangono. Altro non dico”. Tommaso Sodano

(Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/30/acerra-l’inceneritore-morto-e-il-grande-affare-dei-cip6/66214/ )

(30 settembre 2010) «Ascoltando con attenzione l’intervento odierno del Premier al Senato non sarà sfuggito ai più attenti che, secondo lo stesso Primo Ministro, l’inceneritore di Acerra funziona perfettamente e che, pertanto, le colpe dell’attuale crisi dei rifiuti a Napoli, sono da addebitare esclusivamente ad altri, in primo luogo agli Enti locali. Tutto ciò appare quanto meno paradossale e contradditorio, considerando che proprio stamani, in contemporanea, è stato diramato un comunicato ufficiale da parte del management della struttura acerrana, dove si sottolineava che solo oggi il primo forno entrava in funzione, facendo ovviamente pensare, dunque che finora, non ha funzionato nessuna linea o a voler essere buoni, quasi nessuna. Ancora una volta nel teatrino della politica, dunque, il Presidente Berlusconi sembra voler sfidare il miglior Pinocchio nell’affermare per vero ciò che tale non è nella realtà. La riflessione all’agrodolce che da questa vicenda nasce spontanea è che, riprendendo una metafora di troisiana memoria, si può senz’altro affermare che se l’Italia di cui ci parla il Presidente del Consiglio funziona come l’inceneritore di Acerra, allora è il caso di dire che “non ci resta che piangere”». Questo il commento del consigliere regionale e coordinatore provinciale napoletano di Alleanza per l’Italia, Giuseppe Maisto.

(Fonte: http://www.giuseppemaisto.it/2010/index.php?option=com_content&view=article&id=101%3Agiuseppe-maisto-api-lse-litalia-funziona-come-linceneritore-di-acerra-non-ci-resta-che-piangerer&Itemid=65 )

Discarica-Chiaiano: tensione tra cittadini e forze dell’ordine. Intanto, sul fronte istituzionale è polemica tra il sottosegretario Bertolaso e gli amministratori comunali di Marano e Mugnano

28 settembre 2010 Lascia un commento

LA NOTIZIA

L’emergenza-immondizia, che da alcuni giorni colpisce la città di Napoli, nelle ultime ore ha iniziato ad avere ripercussioni anche sulla discarica del quartiere Chiaiano, situata al confine con i comuni di Marano e Mugnano. Ieri, infatti, presso lo sversatoio in questione (aperto dal governo centrale nel febbraio 2009) sono iniziati i conferimenti straordinari pomeridiani della “Enerambiente”, ditta che cura la raccolta della spazzatura nel Capoluogo. E’ da notare, infine, che questa repentina decisione istituzionale ha generato immediatamente uno stato di tensione tra residenti e forze dell’ordine e, nelle ore successive, uno scontro dialettico tra il Sottosegretario all’Emergenza Rifiuti (nonché capo della Protezione civile nazionale) Guido Bertolaso e gli amministratori locali.

COMUNICATO STAMPA / 1

Le tensioni di ieri pomeriggio a Chiaiano sono state ancor più aspre alla luce delle recenti polemiche seguite alle dichiarazioni del Capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, che nei giorni scorsi aveva accusato gli enti locali di inefficienza e sprechi in relazione all’applicazione delle vigenti leggi in materia di smaltimento rifiuti: “In verità – replica il vicesindaco di Marano Massimo Nuvolettiabbiamo attivato la raccolta differenziata porta a porta e abbiamo progettato la realizzazione di isole ecologiche e del sito di compostaggio. Per contro, ci hanno tagliato i fondi e non hanno mai trasferito risorse per dare seguito alle nostre assuzioni di responsabilità. Sarebbe opportuno che una figura istituzionale di così alto profilo riconoscesse di aver conseguito risultati esclusivamente con l’uso della forza, senza concertazione e senza attribuire i fondi necessari agli enti che hanno subito le sue scelte. Il risultato? Le comunità si ritrovano senza più fiducia nelle istituzioni, con tasse più alte e con livelli di invivibilità insostenibili”.

(FONTE: WWW.COMUNEMARANO.NA.IT)

COMUNICATO STAMPA / 2

Le emergenze non si possono gestire a colpi di ordinanze, anche perché le comunità locali – che da un anno hanno già pagato un alto prezzo per l’apertura della discarica, convivendo con i miasmi della spazzatura – finiscono per individuare sempre le amministrazione comunali come bersaglio più immediato. In realtà, chi adotta decisioni non coinvolge mai l’ente Comune e finiamo per trovarci tra incudine e martello. Sarebbe opportuno che anche in situazioni difficili, come quella di questi giorni, ci fosse una maggiore partecipazione per le realtà locali. Imporre lo sversamento di 600 tonnellate in orari diurni viene percepito come uno schiaffo alla democrazia. Insomma, se dobbiamo ergerci a bersaglio su tutti i fronti, ce lo dicessero. Altrimenti, a cominciare dalla Regione Campania, condividessero le decisioni, evitando di comunicarci solo ‘per conoscenza’ gli improvvisi incrementi di conferimento in discarica”. Lo affermano, in un comunicato congiunto, i sindaci di Marano, Salvatore Perrotta, e di Mugnano, Giovanni Porcelli, dopo le tensioni che ieri pomeriggio si sono registrate a Chiaiano per la decisione di sversare 600 tonnellate aggiuntive nella discarica di cava Lallero.

(FONTE: WWW.COMUNEMARANO.NA.IT )

Discarica-Chiaiano: Ortolani, assessore al Comune di Marano, denuncia…

MARANO (NAPOLI) – “La discarica di ‘Cava del Poligono’, aperta due giorni fa a Chiaiano dal Commissariato per l’emergenza rifiuti in Campania,  presenta gravi problemi di impermeabilizzazione”. La denuncia è stata fatta pochi minuti fa dall’assessore alla tutela del territorio del Comune di Marano, Franco Ortolani, intervenuto ad un consiglio comunale straordinario convocato per stamattina dal presidente dell’Assise Giovanni Gala.

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Per visualizzare il dossier redatto dall’assessore Ortolani in relazione alla discarica di Chiaiano, clicca sul seguente link http://www.retecivicanapoli.org/elgg/retecivica/files/-1/1015/Chiaiano+il+capo+della+protezione+civile+apre+la+discarica+_con+immagini_.pdf

Napoli / Aperta la discarica di Chiaiano

napoli-chiaiano / 17 febbraio 2009 / ore 17.10

IL FATTO – Verso le 3 di stanotte una decina di camion di spazzatura, provenienti da località Cinque Cercole, hanno scaricato le prime 200 tonnellate di rifiuti nell’invaso predisposto a Cava del Poligono dal Commissariato per l’Emergenza in Campania. Lo sversatoio, il cui progetto negli ultimi 10 mesi è stato ampiamente contestato dalla popolazione e dalle istituzioni locali sia per una questione di impatto ambientale che per problematiche idrogeologiche, è destinato ad accogliere, a ritmo quotidiano, immondizia tal quale per un totale di circa 700mila tonnellate. Naturalmente, al fine di prevenire, ed eventualmente reprimere, qualsiasi plateale ed eccessiva forma di protesta da parte dei cittadini che dall’aprile 2008 ad oggi si stanno battendo per la difesa di quest’area, gli organismi di governo territoriale hanno disposto già da ieri sera, e in modo permanente, un ampio schieramento di mezzi blindati e auto blu in rappresentanza di Polizia e Carabinieri. Per tale motivo, nei punti sensibili, quali ad esempio la rotonda ‘Titanic’, in queste ore sta ritornando quel clima di tensione che ha caratterizzato molte fasi del 2008. Da un lato c’è chi è presente per far sì che il decreto legge ‘ad hoc’ varato da Berlusconi venga attuato. Dall’altro chi prova ad organizzare una contromossa, in quanto non intende arrendersi ad una “decisione piovuta dall’alto”.

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IL REPORTAGE  – Presso il presidio permanente di Poggio Vallesana intorno alle 10,30 l’atmosfera è di resa, di sconfitta, quasi di rassegnazione tra i circa 30 cittadini presenti. Poi, verso le 11,30, arriva il sindaco di Marano Salvatore Perrotta, il quale prima si intrattiene con alcuni residenti e poi – riferendosi ai vertici dell’organo commissariale – fa qualche breve considerazione sulla notizia del giorno: “Non ci hanno avvisato di nulla. Non hanno aspettato nemmeno che il Tar del Lazio pronunciasse, sul tema della discarica di Chiaiano, la sentenza prevista per il 25 febbraio prossimo. Ora, però, si assumeranno tutte le responsabilità di questa scelta”. Passano pochi minuti e alla rotonda Titanic arriva Pietro Rinaldi, uno dei coordinatori delle strategie di protesta portate a compimento nei mesi scorsi. In pochi secondi si procura un megafono e, rivolgendosi ai cittadini, che nel frattempo sono diventati circa 50, afferma con tono deciso: “Ragazzi, dieci mesi fa eravamo meno numerosi di oggi. Il commissariato per l’Emergenza deve sapere che la partita è appena iniziata. Ora non dobbiamo dare segnali di resa. Quindi penso che non si corra alcun rischio a fare un corteo”. Alle 12,02, recuperato uno striscione dei mesi scorsi dal titolo ‘Jatevenne’, il gruppo dei 50 si mette in marcia verso Marano. Ragazzi, pensionati e donne di mezza età iniziano in modo pacifico a sfilare ‘contromano’ lungo il corso Europa e, con l’ausilio dei vigili urbani, raggiungono prima il rione Duca d’Aosta e poi via Merolla. Qui, presso la sede del Comune, improvvisano, per circa 20 minuti, un sit-in. Dal Palazzo, però, non scende nessuno. Sono tutti impegnati a riflettere sulla strategia più opportuna da adottare sotto il profilo istituzionale. In tal senso se ne saprà di più nelle prossime ore, in quanto Perrotta ha convocato per stasera una riunione di Giunta. A via Merolla, terminato il sit-in dimostrativo, il corteo decide di ritornare a Poggio Vallesana. Qui verso le 13 arriva anche l’ex sindaco di Marano Mauro Bertini, uno che, a causa della veemenza con la quale ha protestato qualche mese fa in occasione dell’avvio dei lavori per la messa in sicurezza della discarica, ha anche dovuto trascorrere mezza giornata presso un commissariato della zona Nord di Napoli. Mauro, toscanaccio di Gambassi Terme e maranese d’adozione, icona popolare e politica di questa città dal ’93 al 2006, neanche stavolta perde l’occasione per affermare il suo punto di vista sulla vicenda dello sversatoio di Cava del Poligono: “A mio avviso- spiega ai giornalisti – penso che oggi sia stato occupato il territorio“. E poi, con tono cupo, aggiunge: “Quelli che hanno aperto la discarica avranno problemi molto seri nel portarla avanti, perché intendiamo organizzare un’iniziativa con modalità e tempi che non si aspettano”. Insomma, parole pesanti. Speriamo solo che prevalga il senso di responsabilità. Luigi Gallucci

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